Pubblicato in: dom, dic 20th, 2015

Tempi duri per l’Informazione in Puglia

Cosa vuol dire essere un giornali­sta in Puglia, piuttosto che nel re­sto d’Italia?

In Puglia c’è, intanto, un livello di professionalità mediamente elevato rispetto ad altre regioni: ci sono gior­nali fatti bene, informazione locale di qualità e gruppi editoriali, penso a Telenorba, che vantano primati anche nel mondo dell’emittenza nazionale. Quanto ai settori dell’informazione, penso allo Sport piuttosto che alla giu­diziaria, non abbiano da invidiare nul­la a nessuno. Fare questo lavoro, però, comporta anche tanti sacrifici, tante il­lusioni e sogni infranti. Il lavoro autonomo giornalistica, che in Veneto o Li­guria è ormai una realtà consolidata e diffusa, dalle nostre parti è sinonimo di inoccupazione: lo svolge, mediamente, chi non è riuscito ad avere un posto di lavoro in una redazione e prova a svoltare la giornata con collaborazioni estemporanee.

Cosa si potrebbe fare per aiutare i giornalisti a svolgere al meglio la loro professione?

Il sindacato può provare ad ar­ginare lo sfruttamento dei colleghi, spingendo gli editori ad investire nell’occupazione e nel turn-over nel­le redazioni e incentivando il ricorso alle stabilizzazioni dei tanti “occupa­ti a singhiozzo”. Dobbiamo evitare le divisioni tra presunti “privilegiati”, coloro che un posto di lavoro stabi­le ce l’hanno, e “penalizzati”, coloro cioè che sono costretti al precariato a vita. E, piuttosto, provare ad allarga­re il recinto dell’occupazione stabile, consentendo l’accesso ai benefici dei nostri istituti (l’assistenza sanitaria della Casagit e la previdenza tutelata dall’Inpgi) anche a chi è tenuto fuori da questi ambiti.

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Come si fa oggi a diventare un giornalista?

Come si è sempre fatto: comin­ciando a frequentare le redazioni, collaborando con le testate, trovando notizie o spunti di approfondimento che possono risultare utili per chi pro­duce informazione ogni giorno. Ma da anni esistono anche forme di autoim­piego, la possibilità cioè con costi esi­gui – grazie alle nuove tecnologie – di mettere in piedi realtà che producono informazione nel vasto mondo dell’on line. E in tal senso credo che offra molte più prospettive la dimensione locale, l’informazione dalla piccola provincia, piuttosto che il giornalismo generalista dei grandi quotidiani. Altri spazi, probabilmente, sono da cercare nella cosiddetta informazione di servi­zio. È questo il consiglio che mi sento di dare: avere delle idee e seguirle con tenacia, rinunciando agli specchiet­ti per le allodole agitati da editori improvvisati, che promettono mari e monti e poi ti lasciano con le tasche vuote, e impegnandosi a ritagliarsi nel mercato della domanda, ormai ben più saturo dell’offerta di lavoro, uno spa­zio che altri non occupano.

Pagine a cura di Giovanni Mangiullo

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