Pubblicato in: dom, dic 20th, 2015

Solenni Vespri Natalizi e Canonici in abiti prelatizi

Riti e Ricordi/Dalla Fiera di Santa Lucia alla Veglia in Cattedrale con rito pontificale.

CANONICI

Tante anche nella no­stra Città le tradizioni natalizie. Si inizia il 13 dicembre con la “fiera” di S. Lucia. Ma, a dire il vero, un po’ dopo rispetto ad altre città. Si può, ad esempio, fare riferimento a Bari col suo S. Nicola, a Milano con S. Ambrogio e, naturalmente a Roma con la benedizione del suo albero in piazza S. Pietro, ed ora anche col presepe, attor­no all’antico e famoso “obeli­sco”. La “fiera di S. Lucia” ora racchiusa e “sminuita” nel chio­stro dei “Teatini”. Ma un tempo più larga e più areata accanto all’antica chiesa “catacombale”, nell’attuale piazza Tito Schipa, munita di due scale: l’una per scendere e l’altra per risalire. A un tiro di sasso dall’Umbertina, piazza coperta. Chiesa demolita nella parte superiore per un contratto fatto “a sola stretta di mano”, poi mai messo “nero su bianco” con atto notarile. Era uno scambio di suolo, fra un noto impresario edile e la curia diocesana, che non ebbe successo, anzi ‘costrinse’ il venerato Vescovo Minerva a spostare il culto liturgico per un quarto di secolo, nella vicina chiesa di San Giuseppe. Finché non fu consacrato a via Asti, nella lontana periferia cittadina, un moderno e originale tempio di culto in onore della grande martire siracusana. Poi, la novena, celebrata da sempre in Duomo in ore ante lucane, attirava moltissimi fedeli dal centro e dalla vicina campagna al possente suono del “campanone”.

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Quando all’apertura degli usci, le strade s’irradiavano di luce che fuoriusciva dall’interno e pareva guidassero divinamen­te i fedeli verso il Duomo per l’inizio dei riti novendiali. Alle sei in punto, appropriate preci d’Avvento con messa solenne. Tutto finiva per le sette, allorché i fedeli, col miraggio di un’aurora ancora scialba e nebbiosa, si recava­no al lavoro, chi nei campi, chi negli uffici. Tutto finì quando negli anni ’60 una nevicata copiosa sconsigliò molti ad uscire dal tepore domestico e, senza dubbio, l’antico fervore religioso si spense. Da allora le nuove messe “vespertine” sostituirono le antiche “mat­tutine”. Finalmente la “Vigilia” ini­ziava in Cattedrale con un rito pontificale, non presieduto dal Vescovo. E poi proseguiva con un mattino quasi “ozio­so”, o al massimo con sole tre ore di lavoro d’ufficio. A mez­zogiorno, si mangiava solo un panino e una “puccia” come durante la vigilia dell’Imma­colata. Alle sedici, in Catte­drale (orario canonico) vespri natalizi di prima classe a dir poco “glaciali”. Quasi senza fedeli nella navata mentre in presbiterio facevano bella mostra di sè canonici in abiti prelatizi, accanto a seminaristi e beneficiati minori. A sera, in attesa della notte “di ceppo”, cena sontuosa ma tut­ta di magro: con rape e pesce, “cartellate” e “pittule”. Stando però attenti proprio alle “pittule”, per non rimane­re soffocati come purtroppo avvenuto proprio a Lecce nell’ultimo San Martino.

Oronzo De Simone

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