Pubblicato in: dom, dic 13th, 2015

Salute&Benessere/Perché rivolgersi allo Psicologo?

Benessere relazionale e percettivo della realtà e dei rapporti sociali che migliorano la qualità della vita.

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Ci sono tanti motivi per rivolgersi ad un esperto della salute mentale qua­le lo psicologo, lo psicoterapeuta o lo psichiatra, motivi che variano a seconda delle esperienze di vita di ognuno. Ci si può sentire non in grado di affrontare un cam­biamento oppure una relazio­ne, si possono avere conflitti di coppia, coniugali, genito­riali o relazionali in genere, si può soffrire di crisi d’ansia, di attacchi di panico, di depres­sione, di disturbi dell’umore, di disturbi dell’alimentazione, di disturbi psicosomatici (ce­falea, psoriasi, mal di pancia, etc..), di fobie, di insonnia, si può essere vittima di traumi, di dipendenze, di tic o aver sofferto per un lutto, etc… Chi si rivolge allo psicologo cerca di lenire intensi blocchi esistenziali che determinano una compromissione signi­ficativa dei comportamenti dell’individuo sul piano affettivo, sociale e lavorativo e che non risultano risolvibili nella propria cerchia di pros­simità (amicale/familiare).

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Lo psicologo dovrebbe rispon­dere a problemi individuali e collettivi, poiché esercita il mestiere della mente, esercita una professione che permette di studiare i problemi che nascono nei rapporti interper­sonali, potenzia le risorse e accompagna gli individui nei momenti di difficoltà ed opera attraverso le parole. La persona che sceglie di an­dare dallo psicologo non lo fa con leggerezza, pondera con cautela tale decisione, poiché andare in cura da “uno bravo” è spesso sinonimo di insanità mentale a causa dei troppi pregiudizi e luoghi comuni che ruotano intorno a tale figura professionale, regola­mentata da un codice deonto­logico che tutela chiunque si rivolga all’esperto. Spesso la scelta di rivolgersi ad un professionista, così come si fa chiamando l’idrau­lico quando un blocco ottura il lavello ostruendo il normale corso dell’acqua, è limitata da forti preconcetti legati soprattutto alla vergogna del proprio malessere e della propria sofferenza, dall’idea che costi tanto oppure che duri troppo tempo per cui il fatto di andare dallo psicologo è da tenere nascosto, tanto da farlo divenire un tabù. A volte capita di pensare di poter riuscire da soli ad affrontare determinate situazioni ed altre volte ancora è il corpo che lo chiede, poiché nessuna spie­gazione fisica è esaustiva del malessere provato. Spesso infatti ci si rivolge dopo anni ed anni di cure farmacologiche finché non si scopre che il disagio non deriva da alcuna patologia fisiologica, ma è diventato un vero blocco esistenziale tale da limitare la quotidianità di chi lo vive e di chi è accanto. La professione dello psico­logo si qualifica come una professione della relazione basata sulle capacità rela­zionali dell’esperto. Questo rapporto professionale si basa quindi sullo scambio simbolico-relazionale e sulla produzione di servizi/prodotti anche materiali.

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Ciò che si trova dallo psicolo­go è una relazione empatica in cui il soggetto si sente accolto e la sofferenza assume un significato nel percorso di vita di ognuno. Lorna Benjamin Smith definisce la sofferenza un dono d’amore, quello che il paziente designato (ossia colui che porta con sé la patologia) offre alla propria cerchia di prossimità, soli­tamente rappresentata dalla famiglia e nello specifico dalle figure genitoriali. Capita spesso nella pratica clinica di incontrare persone che soffro­no di una profonda solitudi­ne che le rende vulnerabili ad un insieme di emozioni negative, vergogna, paura, rabbia, tristezza, disprezzo. Questa solitudine è talmente invalidante che ogni attività sembra superflua e che ogni azione si ripete uguale a se stessa senza alcun cambia­mento che possa far provare una minima sensazione di gioia, emozione sconosciuta alla maggior parte di coloro che scelgono di andare in terapia. Chi si rivolge allo psicologo acquisisce benefici di natura psicologica, di benessere relazionale e percettivo della realtà e delle relazioni sociali, miglio­rando significativamente la qualità della propria vita.

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