Pubblicato in: gio, nov 26th, 2015

Isis, Parigi, Terrore… E i bambini stanno a guardare

LA SCIAGURA NON SPEGNE LA SPERANZA… 

NON RIUSCIRANNO MAI AD AVVELENARCI LA VITA CON IL DUBBIO E L’INCERTEZZA 

Così come gli eventi tragici e indefini­bili di Parigi sono stati programmati, pensati dettaglia­tamente e motivati da ragioni insane ma fatte credere e brillare come degli ideali, così la reazione va costruita, pensata e programmata e non lasciata all’istinto che degrada. Solo il profondo rispetto per se stessi consente di rispettare gli altri e, si noti bene, l’apparte­nenza a una religione piuttosto che a un’altra non infirma ma accresce questa postura di tutta la persona come intelligenza, volontà e amore. Il nostro quo­tidiano ha subito una scossa molto vicina e profonda: il vile attacco a Parigi ha toccato la nostra civiltà, ha innestato un clima di guerriglia che nulla a che spartire con una guerra, simile a quella insegnataci dai libri, tramandata dai documen­ti e dai nostri nonni (bisnonni per i più giovani) che hanno vissuto sulla loro pelle anni di difficoltà, seminati da orrore, restrizioni e morte. Quanto meno, noto, conosciuto e, pur­troppo dichiarato, era lo stato di guerra. Ora ci sentiamo in balia di una strategia che non ci appartiene culturalmente e che mina improvvisamente le fondamenta del nostro vivere: un attacco simultaneo in posti diversi nel vivo di una serata qualsiasi, una come tante altre, è proditorio ed incrina lo sguardo al presente. La sciagu­ra prodotta dalla morte di tanti giovani e di tante persone, ha una sua ripercussione che intende scendere più profonda­mente del fatto stesso, pur gra­ve e deprecabile, minare cioè i rapporti sociali ed avvelenarli con il dubbio e l’incertezza. Infatti chi mi si trova dinanzi, con cui condivido un tratto di strada, colloquio normalmen­te, consumo un pasto insieme, è lo stesso che è pronto ad accoltellarmi quando non ho la guardia alta, quando mi sono, in un qualche modo, consegnato all’amicizia, alla prossimità umana? Prima di entrare nell’am­bito della religione e delle religioni e quindi della fede, l’interrogativo punta sul­la persona umana.

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È stato smarrito un elemento primo e primordiale che distingue (“fa la differenza” come piace esprimersi oggi!) fra l’animale e la persona umana. Se sono persona umana, chi ho davanti è ugualmente persona umana. Gode degli stessi diritti all’esistenza, esattamente pari ai miei. Quando infierisco su una singola persona infierisco, in fin dei conti su me stesso, e passo la linea di confine: divento un animale. Come reagire alla paura? Come reagire alla sciagura senza diventare, a propria volta, degli sciagurati? Così come questi eventi tragici e indefinibili sono stati programmati, pensati dettaglia­tamente e motivati da ragioni insane ma fatte credere e bril­lare come degli ideali, così la reazione va costruita, pensata e programmata e non lasciata all’istinto che degrada. Francesco ha giustamente tuonato “Maledetti!”. La sua non è un’imprecazione, una promessa di vendetta, è solo l’alta denuncia di una con­statazione. La maledizione è legata agli atti, ai pensieri, alle programmazioni che non procedono dallo spirito del bene, dallo sguardo amoroso del Padre chino sui suoi figli. Altra è la sua genesi, altra la sua provenienza. Tocchiamo con mano e viviamo sulla nostra pelle l’incarnarsi con volti diversi, brutali e negativi, di quel “mistero dell’iniquità” che interagisce nella storia per distruggere la libertà della persona e addottrinarla per fini malvagi. Tutto questo proces­so comporta in se stesso la maledizione, non scagliata da altri, ma fatta scaturire come nera pece dagli stessi che l’alimentano. Si ritorce come oscura fiumana che travolge, ottenebra e l’animo e la mente. La libertà, grande dono di Dio all’umanità, viene intrappo­lata e, con difficoltà, riesce a liberarsi. Solo il profondo rispetto per se stessi consente di rispettare gli altri e, si noti bene, l’appartenenza a una re­ligione piuttosto che a un’altra non infirma ma accresce questa postura di tutta la persona come intelligenza, volontà e amore. Chi crede non può non afferrare come questa sia la base su cui poggiare l’ascolto del Dio che chiede di cammi­nare insieme nel tratto di vita donato. Non può negare che solo osservare gli altri e le loro azioni alla luce della Presenza di Dio in noi, dona serenità e trasmette la pace. I terroristi, loschi e tenebrosi figuri indub­biamente, non sono anch’essi persone? Immerse nella melma di una dottrina che si spaccia per religione e pretende di uccidere vilmente gli inermi in nome di Dio. Come filtrare questa melma? Come non tro­varsene prigionieri con quella reazione immediata e incon­trollata che è odio? Il giovane vedovo parigino e padre di una piccola creatura ci ha lasciato una testimonianza che attraverserà i secoli e sarà l’unica arma per sconfiggere ogni terrorista: non lasciare che l’odio si tramuti nella broda di cui alimentarsi, bensì aprirsi alle armi della Luce. La vulnerabilità ferita e resa de­bole, si erge e diventa vigorosa quando taglia le tenebre con la Luce della libertà. Unica strada perché i maledetti possano essere convertiti e ricevere la benedizione dell’Altissimo e la nostra.

 Cristina Dobner

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