Pubblicato in: gio, nov 26th, 2015

Isis, Parigi, Terrore… E i bambini stanno a guardare

Intervista/Il Prof. Luigino Binanti spiega come raccontare i drammi ai piccoli. 

“Mai distinguere i buoni dai cattivi. La Scuola può aiutarli a capire” 

“L’errore più grave che gli adulti possano commettere consiste nel silenzio. Più i figli sono piccoli e più saranno sconcertati da fatti di cui non comprendono la portata che, spesso, sfugge anche agli adulti”. 

Il mestiere del genitore, si sa, è il più difficile al mondo. I bambini cre­scono e come una spugna assorbono tutti gli stimoli che hanno in­torno. A volte i loro silenzi dicono più di cento parole e sta all’adulto comprendere se dietro ad essi si celi un turbamento, altre volte, in­vece, le loro domande spiaz­zano l’interlocutore, pro­prio per la loro spontaneità e nello stesso tempo per il giudizio critico che è susci­tato dalla curiosità, assolu­tamente plausibile, di sapere quanto più è possibile. Ma come si fa a spiegare ad un bambino certi fatti di vio­lenza e di terrorismo, come quelli che hanno visto pro­tagonista Parigi nelle ultime settimane? Si sente dire che il mondo sta cambiando, che oggi la vita è più pericolosa. Può anche darsi. Tuttavia, quel che è certo è che i cana­li di comunicazione, rispetto al passato sono molteplici e diversificati, il che è un bene se usati correttamente. Spetta al genitore e all’educatore, allora, insegnare al ragazzo a discriminare “il bene dal male”, guidarli per mano all’ascolto e al pensiero cri­tico. Luigino Binanti, Professore Ordinario di Pedagogia Ge­nerale e Sociale all’Universi­tà del Salento, ci suggerisce importanti consigli.

Prof. Binanti, i bambini d’oggi sono spesso espo­sti ad immagini di violenza, trasmesse durante l’intera giornata, da molteplici me­dia. Quali possono essere le conseguenze per loro?

Il rischio è che crescano con l’illusione che ciò che dovrebbe essere e restare un’ec­cezione appaia loro come normale. È sorprendente, assistendo ad interrogatori di giovani che abbiano com­messo qualche reato, anche gravissimo, sentire la scon­certante domanda: “ma che male c’è? Lo fanno tutti!”. Non riuscire più a distinguere il normale e il positivo, dal ri­provevole e negativo, sembra capitare sempre più di fre­quente.

Purtroppo, la realtà talvolta supera la fantasia. Quando non sono i film, ma è l’in­formazione a diventare un bollettino di guerra, come e cosa devono fare i geni­tori per guidare i propri fi­gli all’ascolto e alla visione di telegiornali e social net­work?

Quando la realtà supe­ra la fantasia, tutto diventa terribilmente più complica­to. Il ruolo degli educatori, genitori “in primis”, diviene sempre più essenziale, innan­zi tutto con la presenza e il colloquio. Tutti conosciamo, purtroppo, le attuali situazio­ni professionali che tengono spesso entrambi i genitori lontani da casa. In tali casi le situazioni rischiano di esa­sperarsi, perché i bambini trascorrono moltissimo tempo in solitudine. Sarebbe, tutta­via, necessario che i genitori presentassero ai propri figli le elementari norme etiche e comportamentali, insegnando loro a distinguere il bene dal male e la finzione dalla realtà.

binanti

Gli ultimi fatti di terrorismo in Francia segnano un’ar­dua sfida per i formatori che si trovano a spiegare ai bambini il senso di quanto è accaduto. Come rispondere alle loro domande?

In tali casi emerge tut­ta la nostra impotenza ed il problema sembra insupera­bile. Evitando di distinguere, manicheisticamente, i buoni dai cattivi, occorre dire che la convivenza, talora, diventa difficile, ma che con la perse­veranza e la coerenza nei va­lori in cui siamo stati educati, si può sperare che le situazio­ni cambino. La convivenza è comunque necessaria ed il ri­spetto è una necessità.

Come rassicurare i bambini sul fenomeno terroristico contemporaneo e nello stes­so tempo come insegnare loro a non avere paura dei loro compagni stranieri?

L’errore più grave che gli adulti possano commettere consiste nel silenzio. Più i fi­gli sono piccoli e più saran­no sconcertati da fatti di cui non comprendono la portata che, spesso, sfugge anche agli adulti. Poiché i fanciulli potrebbero convincersi che si possa fare del male anche a loro o ai loro congiunti, occorre spiegare, con termi­ni a loro comprensibili, che, realisticamente, non accadrà nulla di tutto ciò. Ricordia­mo, infine, che i pregiudizi appartengono al mondo de­gli adulti, per cui i bambini, che in genere, non nutrono riserve nei confronti dei loro compagni provenienti da altri Paesi, andranno incoraggiati a non prendere le distanze da loro ed anzi ad imparare cose nuove dalle loro esperienze di vita. In ciò la scuola, dell’in­fanzia e primaria in partico­lare, avrà un ruolo fondamen­tale.

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