Pubblicato in: ven, giu 7th, 2013

I cardinali Antonio Bacci e Pericle Felici/Due latinisti in un ricordo

Si susseguirono solo per caso o, come si scrive da un credente, per disposizione divina. Erano entrambi Cardinali e l’uno dopo l’altro a dieci anni di distanza presiedettero a Lecce decennale e ventennale del XV Congresso Eucaristico Nazionale, qui­vi celebrato a cavallo tra aprile e maggio ’56. Li legava però a doppio nodo l’amore e la peri­zia della lingua di Virgilio e di Orazio.

Fossero venuti tra noi un decennio innanzi, si sarebbe detto invitati dall’insigne latinista nostro Pa­store mons. Alberto Costa, amatore e cultore di fama del latino idioma. Dell’uno e dell’altro Porporato ricorderemo soltanto un significativo e – diciamo pure – piccante episodio di vita. Antonio Bacci, già segretario dei Brevi apo­stolici, fu tra noi nel cennato decennale che si concluse l’8 maggio del ’66, quando in Catte­drale, a Pontificale ultimato, recitò la supplica di Bartolo Longo. A pomeriggio si svolse la commemorativa processione eucaristica.

Ma il presule di allora, mons. Francesco Minerva, lo stesso del Congresso Nazionale, non fece fatica ad accorgersi che l’anziano Cardinale presidente non ce l’avrebbe fatta a sorreggere l’Ostensorio da Piazza Duomo a Porta Rudiae, dove lo attendeva il carro trionfale sul quale avrebbe potuto sostare in ginocchio davanti alle Sacre Specie.

Per cui raggiunse in macchi­na la basilica del Rosario da dove il percorso fino al carro diventava insignificante. Frattanto il Comando della Regione Militare di Napoli era stato precedentemente informato del Con­gresso in oggetto, che pur essendo diocesano, comportava gli onori sovrani per il SS. Sacra­mento, ma non era stata prevista la tarda età del Porporato, che legato Pontificio non era.

Giovanni Paolo II

Per cui quando la vettura del Card. Bacci ini­ziò il breve percorso, il giovane capitano che comandava il reparto di onore (con Musica, Bandiera e Inno nazionale) si trovò in imbarazzo sul da fare, non distinguendo e concedendo al Porporato quanto non gli spettava di fatto non essendo Legato.

Di certo c’è una sola considerazione da fare: che anche dai periti la distinzione non fu no­tata. Del Cardinale Pericle Felici, che tutti ricordia­mo perché impareggiabile unico segretario del Concilio Vaticano II, facciamo un solo ricordo; ma di certo per una questione più importante. Lui, peraltro a noi legato come ponente nel processo apostolico della Serva di Dio Luigia Mazzotta, fu tra l’altro Cardinale Protodiaco­no al tempo dell’elezione di Giovanni Paolo I e II e quindi a Lui spettava proclamarli.

L’Eminentissimo conosceva il latino in grado sommo e si prese la licenza di dispensarsi dal complemento di denominazione, quando il 26 agosto del 78 e il successivo 16 ottobre, an­nunciò al mondo il neo eletto Papa dalla Log­gia del Maderno, senza servirsi della classica formula del nome in accusativo. Però un’ora dopo, entrambe le volte, la segretaria di Stato a mezzo dell’Osservatore Romano lo corres­se, senza poter correggere la registrazione di quanto annunziato.

Per cui, in occasione della beatificazione di Papa Giovanni Paolo II, la ce­rimonia che inaugurava la mostra in suo onore, si aprì con l’ascolto delle storiche parole del Cardinale Felici, e la correzione non valse più. Perché contra factum non valet argumentum. Tuttavia le Normae Quaedam di Benedetto XVI emanate prima di fine febbraio ultimo scorso, precisarono che il Cardinale Protodia­cono nell’annunciare il nome del nuovo Papa doveva usare l’accusativo e non il genitivo. Così il Cardinale Jean-Louis Tauran dovette pronunciare le seguenti parole: Qui sibi nomen imposuit Franciscum. E al dire di tutti furono le uniche che si com­presero chiaramente in quella uggiosa serata romana del 13 marzo.

Oronzo De Simone

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>