Pubblicato in: gio, dic 10th, 2015

Erano Famosi/Il Ciclismo di una volta… faticoso e povero

Continua il racconto di Francesco Tarantino, appassionato ciclista salentino ancora in gara a 85 anni. 

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“Anche ottenere una semplice bottiglia d’acqua era pressoché impossibile Coppi, Bartali, Kübler, Koblet e altri grandi professionisti erano coadiuvati da alcuni gregari che correvano avanti entravano in un bar e si facevano dare una bottiglia d’acqua senza pagarla, solo per i capitani”. 

Trofeo

Trofeo S. Pellegrino – Monteroni – 15 giugno 1958

Francesco, che rapporto ave­vi con il ciclismo di Monteroni?

A Monteroni ho cre­ato sin dagli Anni ’60 una società ciclistica: la “Polisportiva Tarantino Francesco”, in quanto ne ero il Diri­gente Sportivo con Licenza rilascitami dall’Unione Velocipedistica Italiana di Roma. Avevamo un furgone che ci era stato fornito dalla “Telefunken”, il famoso marchio radiofonico tede­sco, ora anche televisivo, una sorta di sponsor della società. Con l’ausilio di questo furgone potevamo spostarci agevolmente nelle varie competizioni regionali. Corridori e bici insieme. Ho collaborato per lungo tempo anche con l’Atala di Lecce che era solita for­nirci una Balilla per gli spostamenti. Ricordo che una volta con i miei ra­gazzi prendemmo il treno e salimmo sui vagoni con tutte le biciclette ma non appena giungemmo nei pressi del­la stazione di Bari ci fecero scendere forzatamente e fummo costretti a rag­giungere il luogo della gara in sella alle nostre bici.

Con quali biciclette si correva e quali tecniche o strategie si utiliz­zavano?

Ad un certo punto rimasi senza bicicletta e decisi di acquistare una “Ideor”, marchio di bici d’epoca ab­bastanza quotato e quasi introvabile. Il rivenditore si trovava a Copertino. Come la vidi compresi che sarebbe stata perfetta per me ma non avendo le possibilità economiche necessarie a coprire l’intero prezzo d’acquisto concordai un pagamento dilazionato di 3 mila lire al mese che attraverso le gare contavo di guadagnare. Per cui durante le competizioni mi arro­vellavo il cervello e calcolavo tutto pur di arrivare anche secondo pur di ottenere almeno una somma di 5 mila lire. Inutile dire che alla fine riuscì a saldare l’intera cifra e la bici fu dav­vero mia. Purtroppo però durante gli allenamenti che precedettero la gara di Ruvo di Puglia mi gettarono violen­temente a terra e nell’urto si spezzò la forcella della bicicletta e dovendo di lì a poco gareggiare dovetti accon­tentarmi di una sostituta che mi fornì la società, peccato che fosse troppo alta per me.

Trofeo 2

Trofeo S. Pellegrino – Monteroni – 15 giugno 1958

Da una “Bianchi” adat­tissima alle mie misure passai ad una Atala per ‘giganti’. Considerando che la mia altezza era 1 metro e 68 circa alla fine della gara avevo le spalle a pezzi proprio perché se la bici non è adatta alle tue misure rischi di rima­nere infortunato. Quella volta giunsi quindicesimo ma gareggiavano in 130 quindi me la cavai ma il punto e che avrei potuto realizzare una clas­sifica migliore se avessi avuto la bici adatta. Durante la gara non c’era la possibilità di comunicare via radio come adesso. Si poteva parlare solo alla partenza e poi all’arrivo, non c’e­ra modo di interagire con il direttore sportivo né con nessun tecnico.

Un ciclista del passato che ammiri e stimi.

Personalmente ero assai tifoso di Fausto Coppi non posso negarlo ma apprezzavo molto anche Fiorenzo Ma­gni, corridore essenziale entrato a pie­no titolo nella storia del ciclismo, non allo stello livello di Coppi ma egual­mente importante. Li ho conosciuti entrambi, erano unici. Non tralascio certo Gino Bartali che, a mio giudizio salvò l’Italia, proprio perché con la sua vittoria al Tour de France 1948, contribuì ad allentare il clima di ten­sione sociale venutosi a creare dopo l’attentato a Palmiro Togliatti. Ricordo comunque con piacere Baldini, Fantini e Moser, l’ho rivisto dopo anni poiché è stato nostro ospite a Lecce durante le gare con l’Associazione 50&Più, ades­so è divenuto un vitivinicoltore.

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