Pubblicato in: dom, dic 20th, 2015

“È LUI CHE CI CERCA”… LASCIAMOCI TROVARE E ABBRACCIARE

Solenne Liturgia/L’omelia dell’Arcivescovo per l’apertura della Porta Santa. 

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LA NOSTRA GIOIA, IL SIGNORE

Carissimi tutti,

Come non esultare, benedire, lodare il Si­gnore per la inedita ricchezza e bellezza di quest’ora in cui come pellegrini siamo partiti dalle nostre case per giungere alla casa del Signore dove più che mai ci attende il Signore lento all’ira, ricco di grazia, di perdono e di misericordia? Come non unirci alle parole del Salmista: “Quale gioia quando mi dissero: andremo alla casa del Signore” (Sal 122,1)? Come non sentire rivolte a noi le parole del Profeta Sofonia: “Rallegrati, figlia di Sion, grida di gioia Israele, esulta, acclama con tutto il cuore” (Sof 3,14)? E il pressante invito dell’Apostolo Paolo: “Sia­te sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti”? (Fil 4,4).

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Dio non è assente, lontano, non partecipe della nostra vita: revoca la nostra condanna, disperde i nostri nemici. La nostra gioia è nel Signore. È una gioia che proviene dall’unione a Cristo, una gioia che le sofferenze esteriori non possono cancellare. Quali i motivi, il motivo di questa gioia? “Il Signore è vicino” (Fil 4,5), “Viene Colui che è più forte di me” (Lc 3,16), “Egli vi battez­zerà in Spirito Santo e fuoco” (Lc 3,17), con la certezza che Egli farà più di quanto l’uomo osi domandare. A fronte di questo pressante invito alla gioia, alla promessa del dono dello Spirito, anche a noi, come ai pubblicani che vanno da Giovanni, sorge spontanea la domanda: “Che cosa dob­biamo fare?” (Lc 3,12).

LA PORTA STRETTA È IL PECCATO

La risposta a questo interrogativo, nell’anno di grazia con il Giubileo che ha aperto la sua porta per noi, una porta stretta che domanda il rifiuto del peccato e l’invocazione del per­dono e della misericordia del Padre in Cristo Gesù, il Riconciliatore, la risposta sta nell’ac­cogliere le parole dell’Apostolo Paolo ai Corin­zi: “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lascia­tevi riconciliare con Dio” (2 Cor 5,20). Papa Francesco ce lo ha ricordato nell’omelia della Solennità dell’Immacolata, per l’aper­tura della Porta della Misericordia: “Entrare per quella porta significa scoprire la profon­dità della misericordia del Padre che tutti accoglie e ad ognuno va incontro personalmen­te.

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È Lui che ci cerca!”. Lasciamoci trovare e abbracciare. “Attraversare la Porta Santa, ci faccia sentire partecipi di questo mistero di amore e di tenerezza. Abbandoniamo ogni forma di paura e di timore, perché non si ad­dice a chi è amato” (Papa Francesco). In questo anno di grazia deve crescere nei lontani ma anche in noi il desiderio di Dio scoprendo o riscoprendo, come ho scritto nel­la lettera per il Giubileo, uno dei suoi tratti costitutivi: la misericordia. Lasciamoci sorprendere da Dio che non si stanca mai di spalancare la vera porta che dobbiamo attraversare anche se stretta, ma sempre aperta, che ci conduce al suo cuore dove “tutto è rinchiuso nella misericordia del Padre”.

DIO È MISERICORDIA

Raggiunti e rinnovati dalla sua misericordia, non possiamo non accogliere l’invito del Signo­re Gesù: “Siate misericordiosi come è miseri­cordioso il Padre vostro”. Come non si può capire Dio senza la mise­ricordia, così non si può capire un cristiano vero che non sia misericordioso. Raggiunti, rinnovati, accarezzati e abbraccia­ti dalla misericordia di Dio, non possiamo non andare ad incontrare e accogliere ogni nostro fratello anche colui che ci ha rifiutati, allon­tanati, offesi. Non ci è dato di pretendere scuse risarci­torie.

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Dobbiamo donare lo stesso amore che Dio, senza alcun nostro diritto, non ci fa mai mancare domandandoci non le scuse, non i motivi delle nostre offese, ma di accogliere il suo amore. Un grande insegnamento e una in­dicazione da cui non possiamo sottrarci, fra­telli presbiteri confessori, nei nostri incontri con i penitenti. Non dobbiamo sapere noi. È Lui, il Padre che sa, conosce e perdona. Questo ministero il Signore lo ha concesso solo a noi presbiteri. Non ci possono essere sostituti o surrogati. Togliamo il tempo alle mille altre cose in cui a volte ci ingolfiamo, ma diamo maggior tempo a questo ministero che ci fa operatori della misericordia del Padre.

LE OPERE DI SANTITÀ

In questo anno di grazia noi credenti dob­biamo lastricare le vie impervie e scoscese e riempire i burroni dei nostri egoismi e delle nostre durezze non con i ciottoli malfermi e ballerini di superficiali e transitori impegni, ma con lastre, con basole sicure che fermano e rendono stabile e definitiva la carità che accoglie senza giudicare, con la generosità che dona senza contraccambio, che svela la prossimità concreta del credente alle solitu­dini che uccidono, alle condanne che emargi­nano.

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Portiamo Cristo Signore e testimoniamo il suo amore guardando e andando incontro ai suoi privilegiati: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visita­to, ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Mt25, 35-36). Non stanchiamoci mai di offrire misericordia e perdono. Accogliamo l’invito del Santo Padre, faccia­moci voce di ogni uomo e ripetiamo con sere­na fiducia l’invocazione: “Ricordati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore che è da sempre” (Sal25,6). Amen.

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