Pubblicato in: gio, ott 17th, 2013

Don Tonino: Servo del Vangelo e degli Ultimi

Il Convegno di Lecce/Intervento dell’Arcivescovo Agostino Superbo, Postulatore per la Beatificazione.

Durante la tavola rotonda del 30 settembre mons. Agostino Super­bo, Arcivescovo di Potenza-Muro Lucano- Marsico Nuovo è intervenuto sul tema “Don Tonino, segni vivi di una presenza”.

don tonino

SEMPRE PIÙ AMATO

“Dopo la morte – ricorda l’Arcivescovo – la memoria di mons. Bello non si è mai affievolita nel cuore dei suoi fedeli. Essi hanno conservato nel proprio cuore come gemme preziose ogni parola ascoltata e ogni gesto vissuto. Soprattutto hanno tenuto vivo l’insegna­mento consegnato dal Pastore alla sua Chiesa: “amate Gesù Cristo”, “amate i poveri”, “amate la povertà”, “siate co­struttori di pace”. Ed è sul fon­damento di questa testimonian­za che in questi anni si sono moltiplicati i Centri Caritas e le Case di Accoglienza intitolati alla memoria di don Tonino, sparsi per tutta Italia. E a mano a mano che passa il tempo la sua testimonianza viene cono­sciuta dai giovani attraverso i suoi scritti, e molti gruppi, so­prattutto delle regioni del nord sentono il bisogno di recarsi a Molfetta nei luoghi dove mons. Bello è vissuto e per ascoltare la testimonianza di coloro che lo hanno conosciuto”.

LA SUA FORMAZIONE

Sulla figura di don Tonino aggiunge “a chi gli poneva do­mande sulle componenti della sua formazione pastorale e culturale rispondeva: ‘Il Vange­lo …gli ultimi’. Il Vangelo lo aveva ricevuto, nella sua casa, dalla vita di mamma Maria e, poi dalle mani della Chiesa nella varie tappe della forma­zione e del ministero. Lo aveva ricevuto anche dalle mani degli ultimi, nei quali Gesù Cristo si rende presente accanto a noi. Aveva subito capito, infatti, che il Vangelo è Gesù Cristo che annuncia la buona notizia ai poveri. Per questo guardava il mondo, l’umanità, le persone singole e le folle, con gli occhi del Signore, a cui lo univa una fede semplice, intima e profon­da.

Da Lui partiva a Lui ritor­nava, ogni giorno, anzi, direi, ogni momento. La vicinanza agli uomini, anche nei momenti più difficili, derivava dal senti­re vicino l’amico Gesù Cristo. Sono molto significative alcune espressioni del suo diario. “Ho trascorso quest’oggi una delle giornate più brutte della mia vita: mi sento depresso, avvili­to, stanco. Signore Gesù, dam­mi forza. Non mi lasciare solo, amico mio. Stammi vicino, sempre, nel cuore, nell’angolo più riposto e solitario dell’a­nima. Fammi respirare il tuo respiro, battere col tuo cuore, vivere la tua vita. Teniamoci per come due scolaretti che vanno in fila contenti” (Dicem­bre 1960). Ecco il segreto della sua grande capacità di ascolto, di compassione di dare un volto splendido a tutti, anche all’operaria svilita da un lavoro senza dignità, a all’uomo non riconosciuto perché viene da lontano a troppo vicino, ma sfigurato dall’alcool”.

FORTE NELLA TEMPESTA

“Ricordo – continua mons. Superbo – che gli occhi gli si smarrivano durante la guerra del Golfo, e che il suo volto, ormai reso stanco dalla malat­tia, si adombrava di tristezza al ricordo di Sarajevo. Mai, durante il suo lavoro per la Pace, ha dimenticato di essere il pastore della sua comunità. Tenero e generoso verso i poveri, ai quali aprì la sua casa; fraterno verso i sacerdoti, fu un attento ed appassionato promo­tore di vocazioni laicali.

Povero come Francesco e generoso servitore dei poveri come Vincenzo de Paoli, seppe leggere il segno della Gloria di Dio, anche sul volto di chi si abbrutisce, rinunciando alla sua dignità di uomo. Non esisteva­no, per lui, volti senza nome, individui senza storia, poveri senza speranza. Era incredibile la sua capacità di far emergere dall’anonimato le sofferenze nascoste e le virtù silenzio­se, come era meravigliosa la disponibilità ad ascoltare, accogliere, soccorrere.

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