Pubblicato in: gio, nov 12th, 2015

Bruno Tognolini: “I bambini di oggi vogliono adulti che raccontino qualcosa di bello”

PERSONAGGI, SIMBOLI, EVENTI, PERICOLI, E TANTI ‘LIETO FINE… 

CI SARANNO SEMPRE, IL LUPO E L’ORCO MA ANCHE LO SCIOCCO E IL CREDULONE 

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Mi si conceda una piccola punta di polemica nell’affrontare l’argomento “la fiaba oggi”. La fiaba si è collocata nel cor­so dei secoli come un genere letterario di tutto rispetto. Ma dagli albori della civiltà, attraverso la trasmissione prima orale e poi, man mano, scritta, essa ha svolto un ruolo che da intrattenimento ludico e fantasioso è passata a inverare un fondamentale bisogno degli esseri umani, cioè identificarsi in questo o quel personaggio nella lotta tra il bene e il male, tra la vir­tù e la mansuetudine contro il sopruso e la violenza, tra chi sotto le vesti di agnello o benefattore perpetra inganni e minacce ai danni di chi è debole, solo, perseguitato e tradito. La fiaba ha una morale (non meno importante ed espli­cita di quella della favola) evidenziata dalla vittoria del bene sul male, della giustizia contro la sopraffazione, del debole sul protervo. L’ac­cenno fatto all’inizio su una punta di polemica che mi batte dentro, è dovuto a una recente notizia secondo la quale qualche esponente della cultura francese ha proposto di abolire la fruizione delle fiabe da parte dei più giovani con argomentazioni prete­stuose, infondate e senza supporti reali. La fiaba in questo caso viene condannata ed esclusa perché “sessista” e diseducativa. Che sproposi­to! Mi piacerebbe capire per intero il significato di queste valutazioni e accuse, anche se preventivamente affermo che non le condivido perché avul­se e lontane dallo spirito, da­gli scopi, dal valore educativo che essa ha sempre rivestito e continuerà a rivestire.

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I giovani lettori di fiabe saranno avvicinati ai valori fondanti del vivere insieme con gli altri, attraverso il veicolo della fantasia e del divertimento, ma altresì sa­ranno avvertiti che il cattivo, il lupo, l’orco ci sono e ci saranno sempre perché è nella dinamica e nella conflittua­lità del vivere quotidiano che si annidano pericoli per gli sciocchi e i creduloni, premi e ricompense per chi opera con onestà e genero­sità. Le antinomie della vita e dei suoi modi di snodarsi nel tempo sono recepite dai giovani molto più facilmente attraverso gli esempi offerti dalla narrazione di fatti, ordinari o straordinari che siano, ma emblematici in ordine ai bisogni dell’edu­cando e dell’educatore che è il tramite e l’interprete di questo compito. Al di là di sottigliezze “pseudosessiste” (le fanciulle vittime, traviate, virtuose, i giovani cavalieri, principi ed eroi, gli orchi e le streghe malvagi e profittato­ri?) di natura pseudopolitica, pseudoeducativa, pseudo­propagandistica in forza di un blaterato, ma inconsi­stente bisogno di riscatto al femminile o al maschile che sia, la fiaba in tal modo e con questo intento viene snatu­rata, avvilita e falsata.

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Le motivazioni d’oltralpe sono, spero, un evento sporadico e da lasciare nel dimenticatoio. Quel signore che ha fatto tale proposta si è dimenticato di quanto lustro, fama, popola­rità e successo hanno sortito le fiabe del loro più celebre autore, C. Pereault. Solo questo nome lo avrebbe dovuto fermare e far riflettere. Personaggi, simboli, eventi, pericoli, riscatti, lieto fine sono le metafore dell’inven­zione rapportata a moduli realistici di ogni tempo. La fiaba continuerà a essere scrit­ta e letta, secondo l’inventiva, il gusto e gli obiettivi di cia­scuno, ammodernata secondo l’evolversi dei gusti di ogni epoca o ricalcherà schemi, moduli ed esempi tradizio­nali, ma resterà il primo ed il primario metodo educativo, semplice e diretto perché va diritto al cuore alla sensibi­lità e alla potente capacità di fantasticare e di inventare dei giovani lettori, i privilegiati destinatari di questi piccoli o grandi strumenti educativi. 

Laura d’Arpe

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