Pubblicato in: gio, nov 26th, 2015

Boberek… Vibrazioni di colori, forme e gesti

Fondazione Palmieri/La personale dell’Artista Americana curata da Marina Pizzarelli e da Luigi Sansone. 

Ago

“Il colore è un linguaggio con una forza superiore alle parole. È comunicazione diretta. All’inizio spaventa, è incontrollabile per poi diventare una necessità da assecondare. Come la musica non ha bisogno di un testo letto”. 

Cromofanie: ap­parizioni croma­tiche, vortici di vitalità iridata, emozioni sono­re e sensibilità affioranti. Mar­garet Boberek ci accoglie emozionata alla Fondazione Palmieri di Lecce dove ha al­lestito la sua mostra persona­le, visitabile fino al 18 dicem­bre. Le sue tele ad acrilico e ad olio creano una texture emoti­va che coinvolgono lo spetta­tore senza privarlo della sua autonomia emotiva, si è im­mersi nel colore con il segno e la forza tutta giocata su un rapporto al contempo diretto e privato, esplosivo e meditato, esplicito ma interiore. Marga­ret Boberek inizia il suo per­corso negli Stati Uniti, a New York, dove studia al Brooklyn Museum e frequenta la School of Visual Arts. A questo pro­posito le chiedo

Quanto ha influito la tua for­mazione americana?

Sono stata molto fortunata. A causa della Seconda Guerra Mondiale molti artisti europei si sono rifugiati negli Usa ed è stato possibile per me attin­gere a tutte le avanguardie. Al Guggenheim ho incontrato i più grandi artisti, andavo nei musei dove ero a contatto con le ricerche più innovative da Kandinsky a Wharol, da No­land a Pollock a Stella, fino al colore sfumato ma possente di Rohtko. Un filo conduttore cromatico che ha inciso pro­fondamente nella mia natura e nella mia sensibilità.

Tutto questo patrimonio ti ha nutrito fino all’arrivo in Italia nella “Milano da bere” negli anni ‘70 e ’80.

Certamente Milano era il centro propulsore di un nuovo mondo immaginato. E qui mi sono concentrata su raffina­ti soggetti figurativi, eseguiti con colori acrilici, applica­ti con aerografo su tela con aggiunta di collage, dedi­candomi soprattutto a figure femminili. Negli anni Novanta incontro Piero Dorazio e mi avvio verso l’astrattismo.

MARGARET BOBEREK

Dal figurativo all’astratti­smo: un percorso quasi ob­bligato.

A Lindos, nell’ isola di Rodi nel Mar Egeo, speri­mento la tecnica dell’acqua­rello riportando alla memoria quelle vibranti pennellate ten­denti alla libertà dall’oggetto riconoscibile. La luce, la na­tura, l’en plein air, suggestio­nano le mie emozioni che nel tempo si traducono in reticoli colorati impalpabili.

Fino all’esplosione del co­lore nell’ultimo decennio. Quale per te la funzione del colore.

Il colore è un linguaggio con una forza superiore alle parole. È comunicazione di­retta. All’inizio spaventa, è incontrollabile per poi diven­tare una necessità da asse­condare. Come la musica non ha bisogno di un testo letto: vive nella dimensione dello spirito.

Luce-segno-colore. Una de­finizione.

L’astrazione è un bisogno impellente. Tutto parte dai rapporti e dalle vibrazioni tra i colori, le forme e i gesti, ora forti e liberi, ora circoscritti in forme geometriche in cui il dialogo con la luce intride il colore di emotività profonda e vibratilità espressiva. La ringrazio per la sua lumi­nosa disponibilità e lascio dialogare le sue opere. La mostra è curata da Marina Pizzarelli e corredata da un catalogo impreziosito dai testi della stessa curatrice e di Lui­gi Sansone, in collaborazione con la galleria L’Osanna di Nardò. 

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