Pubblicato in: ven, dic 11th, 2015

50 anni fa moriva “L’Usignolo”… Lecce in festa per Tito Schipa

Eraldo Martucci/“Musicista a tutto tondo, con seri studi di composizione che sfociarono nell’operetta”. 

“L’Elisir, il Barbiere, il Werther e Manon i suoi principali cavalli di battaglia” 

Critico musicale e giornali­sta del “Nuovo Quotidia­no di Puglia”, vicepresi­dente della Fondazione Ico “Tito Schipa”, Eral­do Martucci ha curato le manifestazioni legate al cinquantenario della scomparsa di Tito Schipa. rappresentan­za del Comune di Lecce. Martucci ha poi fondato assieme al pianista Francesco Libetta, e con l’aiuto della Fondazione Patrons of Exceptional Artist di Miami, l’Associazione Nireo, diventata etichetta discografica. Tra le sue pubblicazioni c’è anche il cofanetto di 31 cd contenente tutte le registrazioni del grande tenore leccese Tito Schipa.

Martucci, chi era Tito Schipa?

Vocalmente il suo timbro non era bellis­simo, ma era assolutamente inconfon­dibile. All’inizio della carriera Schipa cantò soprattutto opere come Tosca e Cavalleria Rusticana, ma il suo reperto­rio d’eccellenza fu quello del tenore leg­gero, ed i suoi cavalli di battaglia furono L’elisir d’amore, Werther, Barbiere di Siviglia e Manon.

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Ma la popolarità di Schipa varcò i confini spesso ristretti del teatro d’opera…

Se definissimo Tito Schipa solo come te­nore, per quanto tra i più grandi di tutta la storia del belcanto (ed in assoluto il più grande del ‘900 tra quelli cosiddet­ti di grazia) non gli renderemmo infatti piena giustizia. D’altronde lui stesso amava ripetere: “Attenzione! Io non sono un tenore! Casomai sono un uomo che canta da tenore!”. Il cantante lecce­se era infatti qualcosa di più e di diverso. Intanto era un musicista a tutto tondo, con seri studi di composizione alle spalle che sfociarono, tra l’altro, nell’operetta “La principessa Liana”. E nei numero­sissimi concerti che teneva infiammava il pubblico con le più belle canzoni leggere dell’epoca, soprattutto quelle di Bixio, e con i “classici” della canzone napoleta­na. Negli anni trenta, però, la sua popo­larità, già grandissima, ebbe un ulteriore incremento dalla partecipazione ai primi film sonori italiani. Fra le tante pellicole girate in quel periodo il suo film più ce­lebre fu “Vivere”, del 1936.

Tutte canzoni che si trovano nel co­fanetto pubblicato da Nireo cinque anni fa.

Con Francesco Libetta abbiamo lavo­rato due anni per portare a compimen­to questo progetto. La pubblicazione, che ha visto vede come coprotagonista la Fondazione “Tito Schipa” Ente Mo­rale e l’Associazione Amici della Lirica “Schipa”, è stata resa possibile anche grazie al contributo del Conservatorio “Schipa”, del Comune e della Provincia di Lecce e dell’Archivio “Schipa – Car­luccio”. La base è stata fornita dal te­xano Padre Cantrell che, in 50 anni di dedizione totale e di lavoro ininterrotto, ha raccolto tutto quello che Schipa ha inciso, una raccolta scoperta e incorag­giata da Tito Schipa jr. 

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