Pubblicato in: ven, dic 11th, 2015

50 anni fa moriva “L’Usignolo”… Lecce in festa per Tito Schipa

Celebrazioni/Felice coincidenza nell’anno in cui la Città è Capitale Italiana della Cultura. Testimonianze e Opinioni. 

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Gianni Carluccio/A colloquio con la “memoria storica”, responsabile dell’Archivio e autore del volume che racconta il grande cantante. 

“Il cugino più famoso ora è diventato parte di me stesso” 

“Quando avevo 10 anni, mi incuteva un po’ di paura, nel suo perfetto completo bianco, seduto ai tavolini del Caffè della Borsa, da dove si godeva le esecuzioni delle bande musicali, in occasione della festa di Sant’Oronzo”. 

Incontriamo l’in­gegnere Gianni Carluccio mentre seleziona i cimeli più preziosi da esibire durante le celebrazioni per il cinquantenario della morte del tenore Tito Schipa. Ricordo che le celebrazioni sono coor­dinate dall’Associazione Nireo in collaborazione con Comune e Provincia di Lecce, Associa­zione Amici della Lirica “Tito Schipa”, Archivio Schipa Car­luccio, Conservatorio Tito Schi­pa, Festival del XVIII secolo, Accademia operistica interna­zionale, Teatro Politeama Greco e Vestas Hotels & Resorts. Gianni Carluccio è davvero la “memoria storica” in città e non solo del tenore leccese.

Gianni Carluccio

Respon­sabile dell’Archivio Schipa, pa­rente diretto del grande tenore, è ingegnere, docente negli Istituti tecnici superiori, collaboratore del dipartimento di Archeologia dell’Università del Salento e au­tore di numerose pubblicazioni scientifiche, i cui contributi vertono sugli uomini illustri leccesi. È autore del prezioso testo Tito Schipa, un leccese del mondo, Manni editore, 2007 e cura il suo sito personale www. giannicarluccio.it, una vera miniera per gli appassionati di sto­ria leccese.

Ingegnere Carluccio il suo nome è legato strettamen­te alla storia e alla memo­ria del tenore leccese Tito Schipa. A quando risale questa straordinaria fami­liarità?

Tito Schipa per me è stato per tanti anni semplicemente il cugino famoso di mio nonno, Realino Schipa, al quale aveva donato una foto con dedica del 1950, che rappresenta per me il primo importante ricordo. In ef­fetti a 10 anni, quando l’ho co­nosciuto in Piazza Sant’Oronzo a Lecce, quasi mi incuteva un po’ di paura, nel suo perfet­to completo bianco, seduto ai tavolini del Caffè della Borsa, da dove si godeva le esecuzio­ni delle bande musicali, in oc­casione della festa del patrono della città Sant’Oronzo. Ricor­do che ascoltai con commo­zione una sua indimenticabile interpretazione dell’Ave Maria di Schubert, che tra l’altro mio nonno mi aveva insegnato a cantare e ricordo anche che mi firmò un autografo su di un fazzoletto bianco. Oggi quell’A­ve Maria si ascolta ogni dome­nica nella stessa piazza. Tutto è cambiato invece da quando nel 2000 suo figlio Tito Schipa Jr., autore tra l’altro di un’o­pera immortale qual è Orfeo9, mi ha permesso di diventare il Responsabile dell’Archivio di Famiglia. Da quel momento Tito Schipa è diventato giorno dopo giorno, parte di me stes­so, tanto che mio cugino Tito Schipa Jr. mi ha chiesto di cu­rare la pubblicazione dell’im­portante volume Tito Schipa, da lui magistralmente scritto ed edito a Lecce da Argo; il volu­me si compone di 450 pagine, è corredato da 300 immagini e da varie sezioni, con il reper­torio, la cronologia delle esi­ bizioni, discografia, filmogra­fia e con una sezione dedicata all’Archivio Schipa, che è stato il mio primo lavoro. Successi­vamente, per conto dell’Hotel Risorgimento Resort di Lecce, ho pubblicato il volume dal ti­tolo “Tito Schipa, un leccese del mondo”, con prefazione di Tito Schipa Jr. (Manni Editore 2007, ristampato nel 2008), che consente anche attraverso 100 immagini di avere una rapida idea di chi sia stato Tito Schi­pa nel mondo. Infine, in occa­sione del quarantennale della scomparsa, ho pubblicato uno “speciale” dal titolo “L’Addio a Tito Schipa” (Coast to Coast, 2010).

Se dovesse raccontare Tito Schipa a chi non l’ha mai sentito nominare, at­traverso le tappe più im­portanti della vita e della carriera, cosa direbbe?

Per far capire sinteticamen­te chi è stato Tito Schipa nel mondo, basterebbe citare quello che di lui hanno detto due suoi famosi colleghi, Beniamino Gi­gli: “Quando canta Tito Schipa noi tutti dobbiamo inchinarci davanti alla sua grandezza” e Luciano Pavarotti: “Tito Schi­pa è il Signore dei Signori; lui è anche un Compositore e Di­rettore d’orchestra, io no”. Il repertorio di Tito Schipa com­prendeva 46 opere; tra le più rappresentate ricordiamo: Il Barbiere di Siviglia (più di cen­to volte); L’Elisir d’amore; La Traviata; Lucia di Lammermo­or; Manon; Werther e Rigolet­to. Il celebre tenore, in ben 55 anni di carriera, ha effettuato 760 esecuzioni di opere com­plete (escludendo le repliche!) e circa 900 concerti esibendosi in pubblico quasi 3.000 volte (in tutto il mondo e cantando in nove lingue), con una media di un’esibizione a settimana; l’in­dice dei suoi ‘partners artistici’ conta addirittura 750 nomi! La raccolta discografica completa di Tito Schipa, comprendente più di 300 incisioni dal 1913 al 1957, è stata recentemente rac­colta in 31 CD, grazie all’opera del Rev. Americano Richard A. Cantrell e pubblicata nel 2010 dalla casa discografica leccese Nireo.

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L’archivio Tito Schipa è un ricchissimo esempio di collezionismo privato e al contempo di tutela storica. Quali i cimeli più importan­ti.

L’Archivio Schipa si compo­ne di un notevole numero di do­cumenti, a volte eccezionali, in possesso di Tito Schipa Jr., che ha voluto affidarmi, a partire dal novembre 2000, la scheda­tura dello stesso. Assieme alla sua raccolta esiste quella da me conservata per formare un unico Archivio della famiglia Schipa, che è stato organizzato tenendo conto sia dei documen­ti pubblici che di quelli privati. Una prima nota particolare merita la sezione dedicata alle “Composizioni di Tito Schipa”: dal nutrito numero di spartiti e manoscritti spesso inediti, ricchi di note personali, di commenti e ripensamenti, emerge una per­sonalità poliedrica, non solo di interprete ma di compositore originale, dai molteplici interes­si, capace di spaziare dalle ope­rette (dove utilizza in maniera precoce la melodia del jazz e del fox-trot), alla produzione sacra, dalle marce sinfoniche ai tanghi e ai valzer, fino alle più popolari canzoni in vernacolo e ad altre di musica leggera.

Dopo la stesura di un li­bro e l’organizzazione di mostre, il futuro di questo archivio e gli indirizzi di ri­cerca.

Da tempo si aspetta l’isti­tuzione a Lecce del Museo Tito Schipa, che ancora purtroppo non vede la luce. Si è parlato di vari “contenitori” presen­ti a Lecce: dal Liceo Musicale intitolato a suo nome al Palaz­zo Vernazza-Castromediano; dal Must (Museo Storico della Città) al Castello Carlo V, che a mio avviso resta la sede ide­ale, nel cuore della città natale di Schipa, nella quale tutto il materiale presente nell’ambito dell’Archivio Schipa-Carluccio potrebbe trovare degna e meri­tata collocazione. La ricerca su Schipa non ha mai termine e continui sono i ritrovamenti che riesco ad ef­fettuare quasi quotidianamente grazie soprattutto alle possibili­tà offerte da Internet. Mi piace segnalare tra gli ultimi ritrova­menti una rivista di 100 anni fa esatti, che ritrae in copertina Tito Schipa nel Rigoletto (Mila­no, 1913) o il manoscritto della sua Messa a 4 voci pari, risa­lente agli anni ‘30, assieme ad alcune preziose foto degli anni ‘20 del ‘900 provenienti dallo Studio Lumiere di New York.

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